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Roma, recuperata la statua di Afrodite rubata nel 2011: tombarolo di Ladispoli l’aveva venduta all’estero

Una statua di Afrodite del I secolo d.C., un tombarolo di Ladispoli, un trafficante tedesco, un giro d’affari di antichità di provenienza illecita. Sono gli elementi dell’indagine portata avanti dai Carabinieri del comando Tutela patrimonio culturale, che ha riportato in Italia la statua acefala (valore commerciale di 350mila euro) rubata nell’agosto del 2011 da un’aula dell’Università di Foggia. Un rientro, ça va sans dire, proprio per San Valentino.

Tutto è iniziato nel 2013, quando era stata notata la messa in vendita, da parte di una casa d’aste bavarese, di un reperto che appariva di chiarissima origine italica. Il confronto con le foto della Banca Dati dei beni culturali rubati fece il resto, permettendo ai militari di identificare l’oggetto. L’identificazione della statua trafugata in Puglia, grazie alla collaborazione della polizia tedesca, ha permesso di arrivare ad un trafficante tedesco, e ad un intero complesso traffico di tesori archeologici. Il venditore della statua di Afrodite, infatti, è un signore di Ladispoli, in provincia di Roma, che gestiva una sorta di supermarket di reperti sia scavati illegalmente che rubati. A fare affari con lui, anche un secondo personaggio che si occupava delle consegne all’estero in particolare al mercante tedesco, che poi a sua volta, rivendeva tutti i preziosi sul mercato nero.

Il contrabbandiere tedesco, hanno spiegato gli investigatori, veniva spesso in Italia per valutare reperti scavati di frodo e scegliere i pezzi migliori da rivendere in Germania. Già nel 2016, tutti i protagonisti di questa vicenda, sono stati arrestati e nello stesso tempo sono stati recuperati oltre 2.500 reperti. Mancava all’appello solo la bella Afrodite, che è stata finalmente restituita in questi giorni grazie ad una rogatoria internazionale avviata dalla Procura della Repubblica di Roma. Quanto prima, assicurano gli investigatori, la scultura potrà di nuovo essere esposta e ammirata.

(da “Il Messaggero”)

Per ulteriori informazioni: http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/roma_recuperata_l_antica_statua_di_afrodite_rubata_nel_2011_a_contrabbandarla_all_estero_un_tombarolo_di_ladispoli-3547994.html

 

Roma, scempio in piazza Caprera: dal liberty al vetrocemento. Ruspe sul villino sotto tutela

È una palazzina del 1908 immersa nel verde, un villino nato come abitazione che poi ha sempre ospitato scuole, ma ora, con una parziale demolizione e ricostruzione, si trasformerà in un edificio moderno per uffici con un piano sopraelevato e una struttura di acciaio e vetro che ne allarga gli spazi lungo la facciata.
E tutto questo, dopo i casi clamorosi dell’ex convento degli anni Venti di via Ticino e di villa Paolina a largo XXI Aprile che spariranno per lasciare il posto a condomini di lusso, succede a piazza Caprera, il set di tanti film, il cuore del quartiere Trieste.

Il permesso a costruire viene richiesto nel 2015 dalla proprietà, la Prim Immobiliare, usando il grimaldello del Piano Casa della Regione che permette, in questi casi, in deroga agli strumenti urbanistici comunali, un aumento della cubatura e una modifica della destinazione d’uso: precisamente, per uffici e una palestra.
L’ultimo via libera è rilasciato nel 2017 dal dipartimento Urbanistica del Campidoglio. E anche se questa volta l’edificio è inserito nella Carta della Qualità, l’operazione ha ricevuto un parere positivo dalla Commissione di valutazione.

Il capitolato sulle tecniche costruttive è istruttivo. Le parti di edificio di nuova costruzione saranno costituite da una struttura portante realizzata con pilastri di cemento armato e solai intermedi in travetti prefabbricati. Mentre gli infissi esterni saranno in alluminio e le pareti delle facciate esterne in parte in vetro e in parte in acciaio. È previsto inoltre un ampliamento costituito da un nuovo volume dal primo al terzo piano. In sostanza, si passa da 830 a 996 metri quadrati. E si dichiara che gli interventi comportano modifiche alla sagoma dell’edificio, al volume (più 20%) e ai prospetti.

In particolare, nel 2016 la Commissione permanente di valutazione del Comune rilascia parere favorevole al progetto con un’unica prescrizione, quella di ” sottoporre alla commissione stessa soluzioni alternative sulla scelta di materiali e colori di finitura”. E pensare che proprio su piazza Caprera si affacciano gli edifici progettati da Gustavo Giovannoni, l’architetto dello stabilimento della Birra Peroni nella zona di via Alessandria.

“È un progetto” afferma Nathalie Naim, consigliere del I Municipio ” che violenta il paesaggio e distrugge la bellezza della piazza, nonostante l’edificio, uno dei pochi, ricada nella Carta della qualità. Dunque non si capisce come mai la Commissione di valutazione abbia potuto dare un parere favorevole. Come è possibile che si possa modificare in modo così radicale, senza un parere della soprintendenza di Stato, una parte della città storica nonostante, come afferma l’articolo 136 del codice del Beni culturali, siano tutelati i “complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale”? È necessario che la nuova legge sulla casa escluda esplicitamente i quartieri della città storica come il ” quartiere Caprera”, che nacque come ” case e alloggi per impiegati”, come è scritto nella richiesta di costruire degli inizi del secolo scorso”. (da “La Repubblica”)

 

Per saperne di più: roma.repubblica.it/cronaca/2018/01/29/news/roma_scempio_in_piazza_caprera_dal_liberty_al_vetrocemento_ruspe_sul_villino_sotto_tutela-187529960/

 

A Palazzo Montecitorio inaugura la mostra “Testimoni di civiltà”

Da martedì 23 gennaio la “Sala della Lupa” di Palazzo Montecitorio, ospiterà la mostra dal titolo TESTIMONI DI CIVILTÀ – L’art. 9 della Costituzione. La tutela del patrimonio culturale della Nazione”, promossa con il sostegno della Camera dei Deputati ed organizzata dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Si trarra di una iniziativa che intende celebrare il settantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Legge Fondamentale dello Stato Italiano, attraverso l’esposizione di un’importante selezione di opere recuperate da questo Reparto Speciale dell’Arma dei Carabinieri, a seguito di attività investigative, dell’azione della “Diplomazia culturale” o delle operazioni di messa in sicurezza del patrimonio culturale colpito dagli eventi sismici del 2016 che hanno interessato l’Italia centrale.

La mostra rappresenta inoltre un’occasione che permetterà di illustrare la poliedricità dell’azione di tutela e di salvaguardia che l’Arma dei Carabinieri svolge in sinergia con le articolazioni centrali e periferiche del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

In esposizione 14 importanti opere, tra le quali spicca il carro di Eretum, per la prima volta esposto in Italia dopo il recente rimpatrio dalla Danimarca. Scavato clandestinamente in Sabina nei primi anni ’70, è stato recuperato a seguito di riscontri investigativi e scientifici  nell’ambito delle attività  di  diplomazia  culturale.  Potranno  anche  essere  ammirati  il  noto  gruppo  scultoreo “Triade Capitolina”, rinvenuto negli anni ’90 nel corso di scavi clandestini nonché la grande tela d’altare di Giovan Battista Tiepolo della chiesa di San Filippo Neri di Camerino, messo in sicurezza a seguito dei drammatici eventi sismici che si sono verificati in Italia nel 2016.

La mostra sarà aperta al pubblico, con ingresso libero, dal 24 gennaio al 28 febbraio dalle ore 10 alle ore 18 (apertura dal lunedì al venerdì) con entrata da piazza Montecitorio.

(da “Artemagazine”)

Per ulteriori informazioni: http://www.camera.it/leg17/1132?shadow_primapagina=7673

L’arte del maestro giapponese Hiroshige in mostra a Roma da marzo 2018

L’arte del grande maestro giapponese Hiroshige in mostra a Roma alle Scuderie del Quirinale da marzo 2018

Dopo il successo della mostra su Hokusai all’Ara Pacis, la Capitale si prepara ad ospitare un altro grande maestro, che ha messo al centro della sua visione il paesaggio e la natura: si tratta di Utagawa Hiroshige, a cui le Scuderie del Quirinale dedicano a marzo una grande retrospettiva con una selezione di circa 230 opere.

Utagawa Hiroshige, meglio noto come Hiroshige (Edo, 1797 – Edo, 12 ottobre 1858) è stato un incisore e pittore giapponese. Fu allievo di Utagawa Toyohiro (1773-1829 circa) e studiò lo stile occidentale introdotto dal fondatore della scuola Utagawa, Toyoharu (1735-1814). Assieme a Hokusai è considerato uno tra i principali paesaggisti giapponesi dell’Ottocento e fra i più celebri rappresentanti della corrente artistica Ukiyo-e. La produzione artistica di Hiroshige annovera diversi generi, tra cui stampe di attori, guerrieri, cortigiane, ma l’oggetto principale della sua arte fu la natura nelle sue molteplici espressioni. La contemplazione della natura e la successiva rappresentazione in chiave morfologicamente armonica, è ciò che distingue Hiroshige dagli altri pittori-incisori del suo tempo, creando una dialettica tra il finito e l’infinito, ossia il sentimento umano scaturente dall’ascolto quasi religioso della natura e il respiro del cosmo (da Romeguide).

Per saperne di più sul maestro Hiroshige: https://it.wikipedia.org/wiki/Utagawa_Hiroshige

Villa Medici si illumina di notte. A Roma c’è la prima edizione del Festival di Luci

 Con il Festival des Lumières (Festival di Luci), nuovo format di installazioni temporanee inaugurato dalla mostra Ouvert la nuit in corso fino al 28 gennaio, l’Accademia di Francia a Roma ha aperto, per la prima volta, le porte ad un’esposizione notturna nei celebri giardini di Villa Medici. Il progetto nasce da un’idea della direttrice Muriel Mayette-Holtz ed è a cura di Chiara Parisi. “L’idea è quella di utilizzare il grande spazio scenico che Villa Medici rappresenta nell’immaginario della città”, ha spiegato la Parigi, “ma anche giocare con l’immaterialità della luce e con lo splendore dell’oscurità. Il titolo Ouvert la Nuit fa riferimento alla raccolta di racconti di Paul Morand, in cui ogni storia è ambientata in una notte e in un luogo diversi; all’imbrunire il visitatore entra sulla scena e interagisce con le opere d’arte che gli si presentano davanti. Un progetto notturno e misterioso, costruito insieme ad artisti di diverse generazioni e realizzato in grande libertà. Per ognuno degli artisti, i giardini si sono rivelati un rifugio per sviluppare o rielaborare creazioni inedite ed eccezionali”. Composto da sedici carré, il giardino di Villa Medici si presenta così come un labirinto vegetale strutturato dalle siepi in cui i diciassette artisti – Rosa Barba, Camille Blatrix, Christian Boltanski, Nina Canell & Robin Watkins, Maurizio Cattelan, Trisha Donnelly, Jimmie Durham, Elmgreen & Dragset, Félix González-Torres, Douglas Gordon, Joan Jonas, Hassan Khan, Lee Mingwei, François Morellet e Otobong Nkanga – hanno immaginato le loro opere. Ecco una selezione di installazioni da non perdere.

Da “Art Tribune”

Per approfondire: https://www.villamedici.it/mostre/ouvert-la-nuit-festival-des-lumieres/

Caffè Greco addio: chiude lo storico bar del centro. Appello a Raggi e Unesco

L’associazione per la salvaguardia dei beni culturali, artistici e naturali della Capitale si rivolge attraverso una nota al Presidente dell’Unesco Italia, Franco Bernabè, al Ministro Franceschini e al sindaco Virginia Raggi, chiedendo un misure immediate per tutelare un luogo storico di Roma: “Italia Nostra Roma si appella al Presidente dell’Uesco Italia, Franco Bernabè, perché intervenga autorevolmente trovando una soluzione concordata per lo storico Caffè Greco di Via Condotti.

 Il destino della sua dissoluzione, dopo 250 anni di storia italiana, deve essere impedito ad ogni costo. L’identità del Centro storico di Roma è ridotta ai minimi termini, devastato da decenni di funzioni improprie e multinazionali sempre in agguato pronte a rilevare tutte le funzioni vitali del Centro storico, inghiottendo e trasformando tutto in nome del profitto. Il Caffè Greco,  nato nel 1790,  svolgeva la sua funzione a Via dei Condotti prima che in Francia scoppiasse la rivoluzione che ha dato inizio, in tutta Europa, all’età moderna. Sarebbe riduttivo dare lo sterile elenco dei personaggi illustri che hanno frequentato le famose sale da the nel più famoso Caffè romano: l’elenco è infinito ed il rischio di dimenticare donne e uomini illustri è altissimo”.

“Ma il Centro storico di Roma – prosegue la nota – spezzato, sbrindellato e smozzicato è ancora degno di essere Patrimonio dell’Unesco se perde i pezzi di valore per strada senza che coloro i quali hanno l’obbligo del rispetto delle leggi facciano sentire la loro voce forte e chiara? Ministro Franceschini, Sindaca di Roma Raggi a furia di eliminare dal Centro storico le funzioni che lo qualificano e lo rendono unico al mondo, rimarranno solo finestre buie e luoghi privi di vita. Fino a quando faremo finta che il Centro storico sia ancora Patrimonio dell’Umanità se si permettono, nel silenzio più totale, furti quotidiani alla sua identità?”. (da Affaritaliani.it)

Per saperne di più: http://www.affaritaliani.it/roma/caffe-greco-addio-chiude-lo-storico-bar-del-centro-appello-a-raggi-unesco-517511.html

Roma, nuova luce sul Palatino: il colle torna a splendere dopo 13 anni

 Nuova luce al Palatino, che per il nuovo anno torna ad accendersi regalando istantanee di rara bellezza a romani e turisti. Un’illuminazione artistica permanente quella predisposta da Acea su iniziativa di Roma Capitale. Dopo 13 anni di buio, nella notte di Capodanno sono stati illuminati di nuovo l’intero fronte del Palatino che affaccia sul Circo Massimo e tutte le aree archeologiche interne. “Un’installazione che darà rinnovato splendore a questo gioiello della nostra città”, ha commentato la sindaca Raggi. Interessati dal progetto alcuni tra i più importanti monumenti e siti archeologici della Città Eterna: oltre al Palatino anche il Circo Massimo, Piramide Cestia e Porta San Paolo, Loggia della Benedizione e portico della Basilica di San Marco Evangelista a Piazza Venezia. Sul Palatino effettuati interventi di ammodernamento e ripristino all’impianto d’illuminazione della Domus Severiana, dello Stadium, della Domus Augustana, della Domus Flavia e del Pedagogium. Utilizzate apparecchiature a led di ultima generazione e proiettori con elevata resa cromatica per una potenza di 4.660 Watt. In un mix di giochi di luce e creazioni artistiche che hanno restituito alla città uno spettacolo inedito e suggestivo.

(Da Repubblica)

Per saperne di più: http://www.romatoday.it/politica/luci-monumenti-roma.html

Cave, catacombe e bunker, pronta la mappa sotterranea di Roma: un lavoro dell’Ispra e degli speleologi

Un grande lago sotto al Celio, una catacomba fantasma ritrovata nel parco della Caffarella, i tunnel segreti che collegavano i forti militari. Un mondo sotterraneo che ancora non è conosciuto in tutta la sua complessità. Un paradosso per una città archeologica come Roma, che però ora viene sanato da un’impresa che ha messo insieme speleologi, archeologi della Pontificia commissione, ricercatori e soprattutto enti pubblici, con il coordinamento dell’Ispra, concretizzatasi in una mappa delle cavità artificiali sotterranee pubblicata sul sito dell’Istituto. Un documento inedito frutto di un lavoro enorme su tutta la città, durato un anno, che permette ad ogni cittadino di conoscere ora la realtà del proprio quartiere, e soprattutto della propria abitazione. Che siano cave e cunicoli, catacombe e ipogei, bunker, rifugi antiaerei e forti militari.

Un patrimonio in larga parte non visitabile (perché non in sicurezza) ma su cui non mancano fior di progetti per farne musei diffusi, come quelli portati avanti dal centro speleo-archeologico Sotterranei di Roma. «La zona che presenta maggiori cavità sotterranee è la parte sud orientale di Roma, che comprende il settore Appio, Tuscolano, Prenestino – dice Stefania Nisio geologo dell’Ispra – Qui affiorano i terreni di origine vulcanica, utilizzati anticamente per estrarre il tufo. I romani, infatti, andavano a cavare al di fuori delle porte, sulle vie consolari, dove estraevano materiale per costruire la città, lasciando la rete caveale».

«Il lavoro ha permesso di intercettare anche realtà di cui s’era persa memoria», spiega Marco Placidi presidente dei Sotterranei di Roma che ha partecipato in prima linea alla carta dell’Ispra. Un caso particolare è quello della catacomba di San Felice al III Miglio della Portuense. «Era nota fino a tutto il Medioevo come meta di pellegrinaggio, poi abbandonata e depredata – continua Nisio – Attraverso questa carta possiamo capire ora quali sono i settori più sensibili e dove la catacomba possa espandersi, tra la Portuense e l’antica via Campana ossia l’attuale Magliana». Seguendo la mappa, spiccano realtà sotterranee inaspettate. «Come la scoperta recente del sistema di cave sotto la Gianicolense, che ha fatto chiarezza sulla storia di Monteverde – dice Nisio – qui è stato indagato un labirinto di cunicoli su più livelli: la prima parte è stata trasformata in bunker durante la guerra».

Sotto via Po, poi, è stato intercettato una reticolo sotterraneo di gallerie e ipogei. Zone al centro delle indagini speleologiche sono anche quella del Quadraro (via Columella), di Villa De Sanctis, di Villa Lazzaroni sull’Appia. A sorpresa, ecco tre grandi laghi: sotto il Forlanini, Monteverde e sotto il Celio, presso la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo (si accede dall’antico tempio di Cladio). Individuate tutte le cavità nelle zona dell’Acqua Bullicante e di Villa Gordiani, ma soprattutto delle vie Genzano e delle Cave, in zona Appio-Tuscolano, dove è stato scoperto nel dettaglio lo sviluppo del reticolo che arriva fino alla sede della Banca d’Italia sulla Tuscolana. Intercettati tanti ipogei religiosi intorno a Galla Placidia, così come sotto l’Ardeatina e via di Grottaperfetta. Censiti anche i forti militari: «Secondo un’antica leggenda – dice Nisio – i forti erano collegati da tunnel che durante l’ultima guerra sarebbero stati sfruttati. Poi se n’è persa traccia. Ora la mappa indica tutti i forti e da qui possiamo cominciare le verifiche. Pensare che non esista nulla è difficile».

(Da “Il Messaggero”)

Per ulteriori informazioni:http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/cave_catacombe_e_bunker_pronta_la_mappa_sotterranea_di_roma_un_lavoro_dell_ispra_e_degli_speleologi-3448811.html

L’olio pregiato della villa dell’imperatore Adriano

Signore e signori, ecco a voi l’Olio di Adriano, cioè del grande Imperatore che regalò a Roma — col suo regno tra il 117 e il 138 dopo Cristo — il periodo più prospero e probabilmente felice della sua lunghissima storia, il raffinato intellettuale narrato ai contemporanei dalla fantasia poetica di Marguerite Yourcenar. Un olio di alta gamma che nasce dai 3500 ulivi plurisecolari (i più «giovani» contano 200 anni) piantati nei 40 ettari della magnifica Villa di Adriano a Tivoli, dichiarata nel 1999 Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, un insieme unico di residenze, terme, ninfei, padiglioni. All’inizio di novembre c’è stata una prima raccolta e sono state sigillate, in via sperimentale e in vista di una più capillare organizzazione l’anno prossimo, 78 bottigliette numerate e destinate alla vendita nel book shop.

L’idea è di Andrea Bruciati, storico contemporaneista (conoscitore di Lucio Fontana e Piero Manzoni) ma dal maggio 2017 nominato, con la riforma Franceschini, direttore dell’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este (600.000 visitatori quest’anno) un tesoro d’arte tra romanità e Rinascimento che include anche il Santuario di Ercole Vincitore del II secolo avanti Cristo e la Mensa Ponderaria, ovvero la pesa pubblica, dell’antica Tibur, l’antenata romana di Tivoli: un vero Polo Tiburtino alle porte della Capitale, ad appena 28 chilometri da Roma. Spiega Bruciati: «Ho sempre pensato a Villa Adriana e a Villa d’Este non solo come meravigliosi beni artistici e paesaggistici ma anche come luoghi della formazione complessiva dell’individuo impegnato nella visita, per un turismo consapevole e basato sulla lentezza, lontano dal mordi e fuggi. C’è, nella cura di quei tesori, una responsabilità che va al di là della semplice gestione e prefigura per esempio un lavoro di ripristino col contesto territoriale. La nostra strategia è recuperare il senso e la bellezza del paesaggio antropizzato, cioè “utilizzato” dall’uomo».

L’uliveto è parte essenziale del dna della Villa di Adriano, profondamente fuso con i monumenti architettonici, la loro storia, il loro stesso significato. «Salvaguardare il bene artistico-culturale significa tutelare non solo il paesaggio ma anche l’aspetto agropastorale che in qualche modo ne è l’anima — continua Bruciati —. Sostenere l’olio locale con un gesto come il nostro significa aderire allo spirito del luogo: l’uliveto non può essere solo uno sfondo della Villa perché fa parte integrante della sua percezione, del suo posto nell’immaginario collettivo di milioni di persone». Un discorso parallelo, spiega Bruciati, verrà fatto per villa d’Este, altro Patrimonio dell’Umanità Unesco, capolavoro del Rinascimento italiano voluto dal cardinale Ippolito II d’Este per consolarsi della mancata elezione al Papato. Lì tra fontane e ninfei, grotte e giochi d’acqua nell’area degli orti verrà creato un piccolo vigneto autoctono di uva «pizzutella», come viene chiamata per i suoi chicchi oblunghi (nel dialetto romanesco-laziale «pizzuto» significa «appuntito»).

Dice il direttore Bruciati: «Non ci sarà produzione ma solo la sottolineatura di ciò che nasce dal territorio. Purtroppo i proprietari agricoli locali tralasciano l’uva pizzutella di Tivoli, famosissima non solo in Italia, perché la produzione vinicola rende di più. Ma così si rinuncia a una parte di storia e identità. Coltivando noi quell’uva, come l’Olio di Adriano, indichiamo un futuro sostenibile, stringendo un legame con la gente del posto e inviando un complessivo messaggio positivo nato dal nostro Patrimonio». Messaggio che si articola, conclude Bruciati, anche in un nuovo tipo di offerta: «Abbiamo recuperato tanti luoghi prima inaccessibili, ampliato gli orari e le giornate di visita, ora il lunedì siamo sempre aperti. Siamo impegnati in un rinnovamento parallelo di due luoghi solo apparentemente distanti tra loro ma in realtà accomunati dal legame con Tivoli e dal loro comune destino, a distanza di secoli, di magnifiche Regge». (da “Il Corriere della Sera”)

 

Per saperne di più: http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-e201d2ec-7cb5-46ee-bdac-a1b355d0b84e-tg1.html

 

Roma celebra Winckelmann, padre dell’archeologia moderna

È un viaggio tra documenti, volumi, disegni, incisioni, dipinti e sculture. Con una mostra che aprirà domani al pubblico i Musei capitolini rendono omaggio a Johann Joachim Winckelmann. Giunto a Roma a 38 anni grazie a una borsa di studio conferita dal principe Elettore di Sassonia, lo storico dell’arte e archeologo tedesco diventerà soprintendente alle antichità e, in questa veste, si dedicherà allo studio dell’arte classica. Definirà i contenuti fondamentali del Neoclassicismo tardo-settecentesco e getterà le basi teoriche dell’archeologia moderna, dando vita a un raffinato sistema di valutazione cronologica e stilistica delle opere antiche fondato sull’osservazione diretta dei manufatti e l’attenta lettura delle fonti letterarie. «Vivo come un artista e come tale sono accolto nei luoghi dove ai giovani è permesso di studiare, come nel Campidoglio. Qui è il Tesoro delle antichità di Roma e qui ci si può trattenere in tutta libertà dalla mattina alla sera»: con queste parole Winckelmann descrive in una lettera a un amico la prima visita al museo romano.

La mostra si sviluppa in tre sedi
La mostra “Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento” celebra gli anniversari winckelmanniani del 2017 (300 anni dalla nascita) e del 2018 (250 anni dalla morte). L’esposizione si sviluppa in tre sedi: le sale espositive di Palazzo Caffarelli, le stanze terrene di sinistra del Palazzo Nuovo e le sale del Palazzo Nuovo. Le opere esposte sono 124.

A Palazzo Caffarelli esposti documenti e sculture antiche
La sede centrale è nelle sale di Palazzo Caffarelli. Qui sono esposti documenti originali, volumi, disegni, incisioni, dipinti, sculture antiche e moderne, in grado di narrare i primi anni di vita del Museo Capitolino. Sculture antiche delle Staatliche Kunstsammlungen di Dresda, un tempo esposte nel Palazzo Albani alle Quattro Fontane, tornano a Roma per ricongiungersi, dopo quasi trecento anni, con le opere della stessa collezione confluite nel Museo Capitolino. Vedute e preziosi disegni a sanguigna realizzati dall’artista francese Hubert Robert (1733-1808) documentano la Piazza del Campidoglio e i palazzi capitolini nella seconda metà del Settecento. Ritratti di Pompeo Batoni (1708-1787) dal Museo del Prado e dalla Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini danno un volto ai papi e alle personalità che hanno contributo all’affermazione del Museo Capitolino come centro di elaborazione culturale della Roma del tempo.

Istantanee del soggiorno di Winckelmann a Roma
La tappa a Palazzo Caffarelli si chiude con la presentazione di alcuni aspetti del soggiorno di Winckelmann a Roma: i luoghi in cui abita, le ville, i palazzi e le biblioteche che frequenta, i personaggi che fanno parte del suo entourage. Uno «spazio immersivo», in cui sono impiegate tecnologie di realtà virtuale, offre la possibilità di approfondire alcuni passaggi della Storia dell’Arte attraverso una selezione di sculture capitoline e riprese esclusive realizzate a Villa Albani Torlonia.

Esposte sculture conservate nei depositi dei musei
Nelle Stanze terrene di sinistra del Palazzo Nuovo, sculture oggi conservate nei depositi dei Musei Capitolini e della Centrale Montemartini consentono una immersione nella realtà settecentesca del Museo. Un tripode in marmo da Villa d’Este, un tempo importante elemento dell’arredo dell’atrio del Palazzo Nuovo e dal 1797 al Louvre, ritorna ai Musei Capitolini per essere esposto nel Salone e tornare a dialogare con una statua di Atena un tempo collocata di fronte a lui nell’atrio del palazzo, come rivela il raffinato disegno di Hubert Robert.

30 sculture lette attraverso gli occhi di Winckelmann
Infine, nelle sale che ospitano da quasi trecento anni la collezione permanente del Palazzo Nuovo, è stato predisposto un percorso di visita speciale, dedicato al grande studioso tedesco: 30 sculture sono lette attraverso gli occhi di Winckelmann con l’obiettivo di evidenziare l’influenza esercitata dalla Storia dell’Arte e dai Monumenti Antichi Inediti – l’opera italiana di Winckelmann pubblicata nel 1767 – sull’interpretazione e la valutazione stilistica dei capolavori capitolini.

(“Il Tesoro di Antichità. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento”, Roma, Musei Capitolini: Sale Espositive di Palazzo Caffarelli, le Stanze Terrene di Sinistra del Palazzo Nuovo e le Sale del Palazzo Nuovo fino al 22 aprile)

Da: Il Sole24

Per ulteriori informazioni: http://www.museicapitolini.org/mostre_ed_eventi/mostre/il_tesoro_di_antichita_winckelmann_e_il_museo_capitolino_nella_roma_del_settecento